Uscita culturale con il Dr. Simone Caldano,  cultore di Storia dell’Arte medievale

Solo due partecipanti ma ne valeva la pena, peccato per chi ha rinunciato.

Resoconto redatto da Giuliana

 

01.05.2019 – ASTI

Prima bella sorpresa di Asti, il ristorante “Il convivio”; l’oste dice di essere il primo ad Asti ad aver conseguito un diploma di guida turistica e ci invita a visitare le Abbazie di Vezzolano, di San Nazzario di Montechiaro e di San Secondo di Cortazzone.

Asti è uno dei primi comuni medievali ed è citata già nel 1095; è contornata da resistenti mura, famose per aver bloccato i Goti.

Visitiamo la collegiata di san Secondo, patrono di Asti, chiesa gotica tra le più antiche di Asti. Secondo la tradizione è sorta sul luogo del suo martirio e sepoltura; il documento più antico che menziona la chiesa è del 1º agosto 880. La bicromia, che alterna mattonelle in cotto e pietra arenaria chiara è classica dell’astigiano. Alcune mattonelle risultano molto scure: sono gli “stracotti”. Più volte ampliata e rimaneggiata; nel 1256 Innocenzo IV promulga un’indulgenza per chi aiuta economicamente l’avanzare del cantiere di S. Secondo, e altrettanto succede con la peste del 1385. La facciata “nuova” è del 1462.

L’impianto è a tripla navata; le cappelle laterali fanno da contrafforto e hanno monofore per dare luce.

Non è noto l’impianto pre-romanico della chiesa, salvo la presenza della cripta; la parte più antica risale al VI / VII secolo, costituita da quattro colonnine sormontate da capitelli, probabilmente dei reimpieghi. Dopo le incursioni dei barbari nel IX e X secolo il corpo di san Secondo venne traslato presso la cattedrale all’interno della città.

Le attuali colonne a quadrifoglio con i loro capitelli sono molto simili a quelli della collegiata di Chieri e fanno pensare a lavoro eseguiti dalle stesse maestranze.

Nella prima cappella a destra sono esposte le bandiere dei rioni che corrono il palio ogni anno a settembre.

Asti, con Vercelli, nel medioevo rappresentava un importante centro commerciale, essendo via di passaggio. Torino è diventata importante più tardi, con il dominio dei Savoia. In città si trovano ancora numerose torri del ‘200 e del ‘300.

Torre rossa (fine I° sec. aC): è situata sulla porta a Nord della città di Hasta; è stata reimpiegata come campanile della chiesa di “san Secondo alla torre rossa”.

Cattedrale di santa Maria Assunta: risale ai primi secoli del cristianesimo, anche se le prime testimonianze scritte sono del V secolo. Quella che vediamo è la terza cattedrale, gotica. La posa della prima pietra risale al 1309. Vi si trovano mura che fanno pensare a una vera e propria doppia cattedrale: quella estiva e quella invernale oppure quella che veniva usata per le liturgie feriali e l’altra per le liturgie festive. Nel 1266 cade il campanile, che viene ricostruito grazie ad offerte dei devoti. Sono molte le similitudini con le cattedrali francesi; notevoli le finezze decorative (cornicette a losanghe). Il portico è del 1400, con sculture trecentesche. La facciata segnala i primi cenni di gotico. L’interno è affrescato. Ci sono due acquasantiere sorrette da capitelli rovesciati, quella più recente è decorata con i simboli degli evangelisti. Bel mosaico pavimentale della fine del 1200, sul quale le interpretazioni sono controverse, non essendoci documentazione scritta.

San Giovanni: chiesa paleocristiana, ora museo diocesano. In facciata ghiere, ora tamponate. L’esterno del coro non sembra gotico: l’architetto, molto capace, si adatta alle richieste. Un’epigrafe sotto le meridiane è del 1266.

Cripta e Chiesa di Sant’ Anastasio: nel 1907, durante gli scavi per le fondamenta del liceo Alfieri, vengono trovati dei reperti archeologici. Si capisce che si tratta di un monastero femminile della prima metà dell’ottavo secolo (i Longobardi erano fedeli a sant’Anastasio). La cripta di sant’Anastasio fu usata a lungo come scantinato. Una volta studiata la zona fu possibile definire che la cripta di sant’Anastasio fu eretta sul foro della città romana di Hasta. Vi si trovano colonne con capitelli di età diversa (di riuso). La chiesa fu ampliata tre volte (le ultime 4 colonne sono del dodicesimo secolo). La terza chiesa, quella che vediamo oggi, ha grandi pilastri alternati (uno grande / uno piccolo). La cripta di Sant’Anastasio è una costruzione sorta al di sotto del complesso religioso altomedievale di Sant’Anastasio e ora è inserita nel complesso del Museo omonimo.

Torre Troyana: apparteneva a una famiglia di banchieri con filiali in tutta Europa, che hanno peso nel potere politico di Asti. Bella la bicromia realizzata alternando pietra e mattone. Ha una triplice cornice e merli a coda di rondine.

San Pietro in Consavia: la struttura ottagonale non è un battistero, ma la riproduzione della rotonda di Gerusalemme. Viene eretta dopo le crociate, nel 1241 dalla famiglia Consavia che è originaria del Monferrato. (alla prima crociata aveva partecipato l’arcivescovo di Milano, che diventa poi vescovo di Asti). L’ottagono centrale è formato da colonne con mattoni alternati a conci di arenaria. Gli affreschi attuali sono del 1800. L’ottagono centrale è fatto da colonne di mattoni alternati a conci di arenaria. Nel 1467 vi si aggiunge l’aula Valperga (è un arcivescovo) destinata alla sua sepoltura. Belle le finestre con decori in stampo di terracotta.

 

02.05.2019 – ACQUI TERME – ALBA

Sul percorso che ci porta ad Acqui ci fermiamo a vedere la chiesetta, ora privata, di San Martino di Castino. Apparteneva ad un convento femminile ed ora è usata come deposito di letame.

Seconda tappa per assaggiare la torta di nocciole della famiglia Canobbio a Cortemilia. ECCEZIONALE!!

Ad Acqui ci accoglie Lionello (sorpresa, CulturAltura è anche questo), erudito, simpatico ed istrionico ex bibliotecario che ci fa subito un rimando sul fatto che ad Acqui hanno lavorato numerose maestranze ticinesi, in particolare gli stuccatori da Carona; ci guida poi nella visita della preziosa cattedrale di santa Maria Assunta dell’undicesimo secolo, una delle più belle del nord Italia. La diocesi di Acqui ha origine antiche, ma ci sono poche informazioni scritte se non l’elenco dei vescovi.

La cattedrale era in origine un monastero benedettino; nel 1070 ad Acqui c’erano due monasteri benedettini, uno maschile ed uno femminile. Si sa che per costruire la nuova cattedrale fu smantellata man mano quella precedente. La struttura segue il “modello benedettino” che si ritrova anche all’abbazia di Cluny, in quella di Fruttuaria e di San Giusto in Susa. Si tratta di un impianto con 5 absidi, ognuna con un altare, importato dalla Francia. Bella la cripta, con colonne e capitelli di reimpiego, anch’essa con 5 absidi e che è stata denominata “la foresta di colonne”. Vi si trova il sarcofago di San Guido.

Il campanile è tardogotico; su un primo livello è decorato con monofore, sul secondo livello presenta delle bifore e più in alto delle trifore.

Sul portale (realizzato da un Caronese) sono raffigurati san Guido, san Maggiorino e sant’Ambrogio che ha con sé una frombola da usare contro gli eretici.

La lunetta presenta l’assunzione della Madonna tra angeli con le tube e dei cantori.

Veniamo poi introdotti nel palazzo vescovile, costruito in due fasi. Ricca sala decorata con le immagini di tutti i vescovi della città di Acqui e con un grande affresco raffigurante la pianta della diocesi di Acqui.

Acqui era abitata da una tribù di liguri; tra il II e il I secolo a.C. è stata romanizzata con la costruzione della via Emilia Scauri, strada romana fatta costruire dal censore Marco Emilio Scauro nel 109 a.C. Secondo la testimonianza del geografo Strabone, la via partiva da Luna (Luni) e raggiungeva Vada Sabatia, l’odierna Vado Ligure. Nascono poi centri di culto cristiano.

Conosciamo il dottor Gianni Rebora, direttore medico delle terme.

Caratteristica la fonte detta “la bollente” dalla quale sgorgano ogni minuto 560 litri di acqua a 74.5°C.

Mangiamo un’ottima farinata alla Trattoria Mazzoni “La Farinata” dove l’accoglienza è superlativa (grazie Lionello).

Purtroppo non abbiamo foto di Acqui Terme.

Basilica di san Pietro: Sorge sul sito del foro romano. Tra il 989 e il 1018 il Vescovo Primo fece radicalmente rinnovare una precedente chiesa cimiteriale paleocristiana, edificando una chiesa a tre navate in stile romanico, legata al monastero benedettino, che fu la cattedrale di Acqui sino alla consacrazione della nuova chiesa di Santa Maria Assunta. Negli anni immediatamente seguenti l’edificio divenne la chiesa del convento dei Benedettini. La vita monastica proseguì sino agli ultimi decenni del secolo XV: poi iniziò la decadenza dell’edificio. Nel 1720 venne divisa la navata centrale e si eresse la chiesa dedicata alla Vergine Addolorata, trasformandola in stile barocco.
Tra il 1927 e il 1930 furono eseguiti dall’architetto Vittorio Mestorino importanti (e secondo Lionello discutibili) interventi di restauro per riportare l’edificio alle presunte antiche linee romaniche.
La Chiesa che oggi vediamo è frutto di un restauro integrale del 1960.

I pilastri mantengono la forma ottagonale d’origine.
Originale romanico resta il bel CAMPANILE ottagonale, raro esempio in Piemonte, dell’inizio del secolo XI appoggiato sull’abside sud, aperto in alto da un giro di bifore. Ora è stata dedicata alla madonna addolorata e la gente di Asti la conosce come “basilica dell’addolorata”.

 

ALBA

Se i primi documenti parlano del comune di Asti già nel 1095, Alba come comune nasce più tardi: ci sono notizie solo dopo il 1170.

Cattedrale di san Lorenzo: la prima basilica è a tre navate ed è stata edificata nel 700 sulla parte orientale del foro romano. La sua storia è complessa: un sinodo tenuto a Milano nel 969 decide la chiusura della diocesi di Alba, città devastata dai saraceni arrivati ad Alba dalla Liguria. Pochi decenni dopo (fine 10° secolo) c’è di nuovo un vescovo di Alba.

La chiesa attuale è stata ricostruita nel 1487, nel periodo in cui numerose famiglie mostravano il loro potere erigendo in città delle torri, tanto che Alba viene denominata “la san Gimignano del nord”. Si tratta di una chiesa tardogotica, costruita mentre sbocciava il rinascimento. Le cappelle laterali pentagonali sono ottocentesche. L’interno è stato restaurato nel 1800. La navata centrale è un po’ più alta delle due laterali: si tratta di una “chiesa a gradoni”. Come in tutte le chiese piemontesi dell’epoca ha i pilastri “a quadrifoglio”. Bello il fonte battesimale del 10° secolo. Preziosi gli stalli lignei intarsiati del presbiterio, realizzati da un ebanista cremonese.

San Domenico: è originariamente un monastero degli ordini mendicanti; un atto del 1292 documenta il lascito per la costruzione di San Domenico. La sua caratteristica è di essere stato costruito in centro, mentre solitamente questi ordini stanno fuori città. Ora il convento non c’è più e resta solo la chiesa. Ha tre navate tutte alte uguali, per cui si definisce chiesa “a sala” e fuori dalla porta principale c’è un protiro elegante. Come tutte le chiese degli ordini mendicanti l’interno è suddiviso in due parti: la parte più vicina all’altare era destinata ai frati, quella più vicina all’entrata era per i fedeli.

Chiesa della Maddalena: chiesa barocca terminata nel 17° secolo. I mattoni sono posati in file sporgenti alternate a file rientranti, in modo da essere poi rivestiti con del marmo, ma questo lavoro non è mai stato terminato. L’interno è ellittico e decorato con begli affreschi. Era collegata a un convento fondato dalla beata Margherita di Savoia, originaria di Alba.

 

 

03.05.2019 – BREOLUNGI – MONDOVÌ

 Santa Maria in Bredolo a Breolungi, ora frazione di Mondovì. Breolungi era un importante centro di potere nell’alto medioevo; durante il sacro romano impero esisteva il “comitato di Bredolum”. La chiesa ha degli eleganti fornici, archetti che danno forza alla struttura e che sono tipici nelle costruzioni milanesi. Il portico è stato aggiunto nel 1400 ed è arricchito da affreschi di Ruffino D’Alessandria. Dentro ha subito grandi trasformazioni, ma la struttura è originale. Ha una volta del 1600; prima il soffitto era a capriate lignee. Ha acquisito importanza nell’alto medioevo, prima del 1000 era una pieve, una chiesa con annesso battistero. Nell’Alto Medioevo la pieve, detta chiesa matrice o plebana, era al centro di una circoscrizione territoriale civile e religiosa.

Mondovì fu fondata solo nel 1198, organizzandosi da sola. Forse per questo ha suscitato tensioni ed è stata distrutta e ricostruita due volte. Solitamente le città venivano fondate da città già esistenti: Alba fu fondata da Tortona, Asti fondò Costigliole d’Asti. A Mondovì bella la piazza maggiore; merita un viaggio la funicolare.

 

Cattedrale: barocca, costruita nel 1700 dall’architetto Gallo che era ritenuto molto importante in Piemonte, all’interno mostra decori in preziosi marmi rossi e verdi. È stata affrescata dal veneziano Lorenzo Lotto, miglior pittore del 1500, che in quel periodo faticava a campare e non riceveva commissioni.

La Missione: di gusto marcatamente barocco è dedicata a S. Francesco Saverio, missionario in Asia, ma è chiamata “La Missione” dopo che fu affidata ai Padri Missionari di San Vincenzo dè Paoli. Fu edificata tra il 1665 ed il 1678 dall’architetto Giovenale Boetto (1603-1678), ma l’imponente facciata in arenaria è più tarda. L’interno è ad aula unica con abside semicircolare. La decorazione ad affresco è opera del gesuita Andrea Pozzo (1642-1709), pittore e architetto tra i più influenti del periodo barocco. Soprattutto nella finta cupola centrale con la Gloria di San Francesco Saverio, il Pozzo lascia una delle più straordinarie testimonianze dell’arte scenografica barocca. Egli costruisce un finto tamburo ottagonale privo di copertura che si apre verso l’infinito. La prospettiva, spettacolare e ardita, impedisce allo spettatore di percepire che la superficie della volta è piatta.

Interessante, per noi che abbiamo appreso alcuni rudimenti di misurazione del tempo, visitare “IL PARCO DEL TEMPO” a Mondovì Alta dove sono disposti una dozzina di orologi solari mentre, presa la funicolare e raggiunta Mondovì Bassa, si possono ammirare molte facciate munite di orologi solari sia nello stile italiano sia in quello Babilonese o Francese.

 

04.05.2019 – CUNEO

Viaggiando verso Cuneo passiamo da S.Albano Stura, dove con gli scavi dell’autostrada è tata rinvenuta la più grande necropoli longobarda.

Cuneo è una bellissima città, molto ordinata e pulita, spaziosa tanto da ricordarci San Pietroburgo (fatte le dovute proporzioni). I palazzi, almeno sulla via principale, sono molto ben curati e riportano, in facciata, i restauri di antiche pitture.  È una città che vale la pena di visitare senza fretta.

Cuneo è stata fondata nel 1198 quando Asti vuole un avamposto per avere un controllo dei traffici verso la Francia. La città è sorta presso la confluenza dei corsi d’acqua Stura e Gesso, su un “cùneo” la cui caratteristica conformazione ne ha ispirato il nome. Un bel monumento statuario raffigura il Gesso e lo Stura.

Piazza Galimberti: strutturata secondo il modello di Piazza Vittorio a Torino, in stile neoclassico contornata completamente da portici. Le facciate degli edifici che si affacciano sulla via principale sono state restaurate negli ultimi anni, su desiderio della giunta guidata da un sindaco cieco ma lungimirante.

Cattedrale: La chiesa di Santa Maria del Bosco è molto antica e dipendeva dall’abbazia benedettina di Borgo San Dalmazzo. Nel 1470 vennero compiuti dei restauri, di cui è rimasto il fonte battesimale con belle dorature. Altri importanti interventi furono eseguiti nel Settecento e nell’Ottocento, quando furono costruite la facciata e la cupola in stile neoclassico. L’antica facciata non era in linea con la strada e una tale asimmetria nell’ordinatissima città non poteva starci, allora si chiese all’architetto cuneese Antonio Bono di sistemare la situazione. Decise così di creare una nuova facciata sovrapposta a quella vecchia però non in linea con il resto della chiesa ma con la strada. La facciata odierna presenta un portico quattro colonne corinzie, ed un timpano tipicamente neoclassici.

San Francesco: Il complesso monumentale di San Francesco comprende l’ex convento e l’annessa ex chiesa. Esso è stato classificato come monumento nazionale e rara testimonianza architettonica di epoca medievale in città. La chiesa e il monastero sono del 1400, visto che i francescani arrivano “tardi” a Cuneo. È decorata con belle terrecotte a stampo. Il chiostro è un ambiente caratteristico e pregiato.

Dopo alterne vicende e diversi cambiamenti d’uso, dal 1980 l’intero complesso è utilizzato come luogo di attività culturali ed ospita la sede del Museo Civico.

Sono esposti i ritrovamenti tombali dell’area di Castelletto Stura, dove sono state scavate 554 tombe longobarde nel 2009 e 222 nel 2011. Al momento attuale non è possibile collegare questa necropoli ad uno specifico villaggio.